Francesco Radicioni: Radio Radicale. Torniamo a parlare di Cina e di nuova Via della Seta. Lo facciamo con Alessandra Colarizi, sinologa e giornalista free-lance.

 

Lo scorso marzo – a margine dei lavori annuali dell’Assemblea Nazionale del Popolo – il Ministro degli Esteri cinese ha chiarito che quest’iniziativa di Pechino sarà centrale per la diplomazia della Repubblica Popolare. Alessandra, di cosa si tratta?

 

Alessandra Colarizi: Per Via della Seta intendiamo quello che potrebbe essere definito il cavallo di battaglia della politica estera di Xi Jinping, in cui si prevede di riattivare le antiche vie commerciali tra l’Asia e l’Europa. Il progetto si sviluppa su due rami distinti, ma che hanno finalità complementari. Il primo prevede di riportare in vita le antiche vie carovaniere: dalla provincia cinese dello Shaanxi – passando per l’Asia centrale e l’Europa centro-orientale – fino a Rotterdam. Il secondo filone copre invece la parte marittima: partendo dalla provincia del Fujian, attraversa il sud-est asiatico, tocca le coste africane all’altezza di Nairobi e sale fino al Mediterraneo e a Venezia. Lo scopo conclamato del progetto è di facilitare gli scambi commerciali attraverso l’Euro-Asia, partendo dalla consapevolezza di dover colmare i limiti logistici del continente asiatico e andando a rafforzare l’aspetto infrastrutturale. Il progetto è stato lanciato da Xi Jinping in due occasione differenti nel corso del 2013 – la Via della Seta terrestre in Kazakhstan, quella marittima nel corso di una visita di Stato in Indonesia – ad oggi, però, i dettagli dell’iniziativa sono ancora piuttosto generici. Infatti, le nuove Vie della Seta sono una sorta di grande scatola al cui interno ci sono una serie di iniziative – alcune sulla carta da tempo – come il corridoio Cina-India-Bangladesh-Myanmar oppure il sistema di gasdotti e oleodotti attraverso l’Asia Centrale. La Via della Seta abbraccia anche tutta una serie di principi cardine della politica estera cinese che sembra ormai orientata verso una strategia di buon vicinato, piuttosto che sulla relazione tra grandi potenze. Il Presidente cinese ha infatti parlato, nell’ambito di vari vertici, di relazioni di buon vicinato e di un’Asia per asiatici: il che potrebbe andare così a bilanciare la strategia americana in Asia. Tanto che le Nuove Vie della Seta sono state definite come una sorta di Piano Marshall con caratteristiche cinesi. Una lettura che ovviamente è stata respinta da Pechino.


Mi sembra quindi di capire che, con questa iniziativa, si bilancia la retorica di Washington del cosiddetto pivot to Asia – o del pivot to China – lanciato dall’amministrazione di Barack Obama andando anche a riannodare il dialogo con i diversi Paesi della regione. Ho capito bene?


Sicuramente, in questa fase, la Cina ha un vantaggio competitivo. Lo vediamo anche dall’entusiasmo mostrato dai vicini asiatici nei confronti di varie iniziative lanciate da Pechino e l’avevamo già visto a novembre, a margine dell’APEC, quando la Cina aveva proposto un’area di libero scambio nell’Asia-Pacifico. Un’iniziativa chiaramente concorrente alla Trans-Pacific Partnership americana. Anche in quel caso – come più di recente accaduto con il fondo per lo sviluppo delle infrastrutture nella Via della Seta – gli Stati Uniti si erano mostrati titubanti e diffidenti, tentando di frenare un coinvolgimento e la partecipazione di altri Paesi in progetti a guida cinese. C’è però da dire che le iniziative promosse da Pechino – a differenza di quelli americani – sono più inclusive e aperte alla partecipazione di altri Paesi…


Su questo punto lo stesso Xi Jinping intervenendo al Forum di Bo’ao è stato molto chiaro: «i nostri progetti saranno inclusivi e aperti alla partecipazione di tutti i Paesi lungo le rotte delle Vie della Seta». C’è però da aggiungere che sia il Medio-Oriente che l’Asia Centrale sono zone diplomaticamente molto calde, certamente per la presenza degli Stati Uniti ma anche della Federazione Russa…


Si parla, infatti, di un nuovo Grande Gioco. E Mosca – in qualche modo – gioca in casa: si tratta di una regione che era parte dell’Unione Sovietica. Allo stesso tempo, la Cina ha mostrato interesse nei confronti dell’Asia Centrale fin dagli anni ’90 con i primi studi di fattibilità sia in progetti ferroviari che energetici. La Federazione Russa – ufficialmente – si è detta pronta a collaborare con la Nuova Via della Seta, tuttavia con lo sviluppo e l’ampiamento dell’Unione Economica Euro-Asiatica è probabile che si creerà un clima di competizione tra questi i due progetti. Contrasti che potrebbero coinvolgere anche l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, dove è evidente la rivalità tra Pechino e Mosca per quanto riguarda la natura economica della SCO. Infatti, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai nasce per mantenere la stabilità nella regione, ma vi è tutta una dimensione economica – forse poco sottolineata dalla stampa internazionale – dove gli interessi cinesi e russi non vanno nella stessa direzione. Pechino in più occasioni ha cercato di spingere per la creazione di un’area di libero scambio al fine di eliminare le varie barriere commerciali e nel 2012 ha proposto un fondo anti-crisi dal valore di 10 miliardi di dollari volto a finanziare progetti nei settori-chiave dell’energia e delle infrastrutture. La Russia ha invece sempre rifiutato di partecipare come finanziatrice di questi progetti, preferendo muoversi attraverso un fondo che offre assistenza diretta su basi bilaterali. E chiaramente queste divergenze evolveranno in qualcosa di più quando i due progetti – Vie della Seta e Unione Economica Euro-Asiatica – cominceranno a prendere forma…


Invece per quanto riguarda gli Stati Uniti?


Gli Stati Uniti sono presenti nell’area soprattutto per ragioni di sicurezza, avendo instaurato forti relazioni con i Paesi centro-asiatici per installare basi militari così da poter portare avanti operazioni nel vicino Afghanistan. Ultimamente si è anche parlato di un aggiornamento della strategia americana in Asia Centrale. Tuttavia l’impegno di Washington nella regione è ancora limitato all’aspetto sicurezza. Allo stesso tempo non sono stati risolti i problemi relativi al narcotraffico e al terrorismo che – sostanzialmente – avevano permesso anche alla Russia e alla Cina di ben vedere la partecipazione degli Stati Uniti nella regione.


E torneremo a parlarne ancora con te. Per il momento ti ringraziamo. Ringraziamo Alessandra Colarizi, sinologa e giornalista free-lance, con cui abbiamo voluto parlare di Nuova Via della Seta e dei rapporti tra la Repubblica Popolare e l’Asia Centrale.