Così Li Keqiang, così il Primo Ministro cinese lo scorso 10 settembre intervenendo all’apertura dei lavori della conferenza annuale di Dalian promossa dal World Economic Forum, meglio nota come la Davos estiva (qui il testo completo in inglese/cinese).


Ma che cosa ha detto Li Keqiang davanti al gotha del capitalismo mondiale, arrivato a Dalian ben consapevole delle grandi sfide che attendono l’economia della Repubblica Popolare?


Infatti, nonostante l’estate nera sui mercati finanziari di Shanghai e di Shenzhen e i dati economici che registrano un indubbio rallentamento della crescita cinese, il messaggio che il Capo del Governo di Pechino ha voluto affidare alla conferenza è stato sicuramente ottimista. Per Li Keqiang l’economia cinese è in buona salute e i fondamentali rimangono solidi.


E allora prendiamo – per cominciare – il commento della Xinhua:


«Il Primo Ministro Li Keqiang non ha fatto promesse vuote quando ha detto che l’economia cinese non si sta dirigendo verso un atterraggio duro.

 

‘Saremo pienamente in grado di affrontare la situazione – ha assicurato Li – se ci dovessero arrivare segnali che l’economia cinese sta scivolando fuori da un range ragionevole’.

 

Certo, l’economia della Repubblica Popolare si trova ad affrontare fluttuazioni a breve termine provocate dalla ristrutturazione interna e dalla volatilità internazionale. Tuttavia, questo non significa necessariamente che la Cina stia affrontando un rischio sistemico talmente serio da rischiare di contagiare il resto del mondo.

 

I problemi della Cina hanno in gran parte radici nelle proprie riforme. La seconda economia mondiale soffre infatti il tentativo di liberarsi dalla propria dipendenza dall’espansione industriale, dalla manodopera a basso costo, dallo sfruttamento delle risorse e delle materie prime: condizioni che hanno in passato alimentato la crescita e che oggi sono insostenibili.

 

Un rallentamento della crescita economica non deve quindi sorprendere in questo momento di transizione.

 

Temporanee fluttuazioni potrebbero persistere e influenzare l’economia, ma – come ha anche ribadito il Capo del Governo – la politica ha molti strumenti (che includono l’allentamento monetario, politiche fiscali o la costruzione di infrastrutture…) che potrebbero aiutare a gestire l’economia evitando oscillazioni eccessive.

 

Non c’è quindi bisogno di preoccuparsi troppo per l’atterraggio duro o sopravvalutare i rischi che pesano sull’economia cinese. Infatti, il vero problema per il Governo è riflettere su come rendere il più breve possibile questa fase di transizione economica».


Così l’analisi della Xinhua sullo stato dell’arte dell’economia cinese.


Ed effettivamente i dati economici diffusi negli ultimi giorni dalle autorità di Pechino sembrano essere in linea con i principi della nuova normalità teorizzata da Li Keqiang: cioè la transizione dell’economia cinese da un sistema trainato prevalentemente dalle esportazioni, dall’industria pesante e dagli investimenti, verso un modello basato sui consumi interni, sui servizi e sul rispetto dell’ambiente.


Calano, infatti, rispetto alle previsioni la produzione industriale e gli investimenti, mentre sale – un po’ a sorpresa – l’inflazione: spinta verso l’alto soprattutto dall’alimentare. Mentre i consumi pesano per circa il 60% sulla crescita economica del Paese


Tanto che – metteva ancora una volta in guardia la rivista di orientamento liberale Caixin – «la volatilità sui mercati azionari non è il presagio del crollo della crescita».


E scriveva Caixin:


«E’ vero che la crescita cinese ha visto un rallentamento superiore alle previsioni nel primo semestre del 2015: con i dati sul commercio e sugli investimenti che sono sembrati particolarmente deboli.

 

Tuttavia, altri importanti indicatori evidenziano un miglioramento, per esempio le vendite al dettaglio e le abitazioni. E, forse, ancor più importante, il mercato del lavoro rimane in buona salute, come dimostrano i 7 milioni e 200mila nuovi posti di lavoro netti in aree urbane – e in particolare nel settore dei servizi – creati nella prima metà dell’anno. E tutto questo è collegato a un forte e costante aumento dei salari.

 

Per questo motivo – conclude Caixinanche se il tasso di crescita per quest’anno potrà essere un po’ inferiore alle previsioni, è difficile che si allontanerà di molto dall’obiettivo di crescita di circa il 7% fissato dalle autorità».


Così la rivista Caixin che prova a mettere un po’ le cose in ordine sul fronte dell’economia reale della Repubblica Popolare Cinese.


Invece, sul fronte dei mercati finanziari – che anche la scorsa settimana hanno viaggiato un po’ sulle montagne russe… – è da segnalare la stretta delle autorità di Pechino (e fortemente ripresa dalla stampa…) sulle manovre speculative, sull’insider trading e sulla lunga lista di irregolarità che ha sicuramente contribuito al crollo dei mercati finanziari cinesi.


È notizia della scorsa settimana l’arresto – per «gravi violazioni disciplinari» – di Zhang Yujun, vice-Presidente dell’agenzia di regolazione dei mercati: un po’ l’equivalente cinese della CONSOB. Un’indagine, questa, di cui non si conoscono ancora i dettagli, ma che secondo alcuni osservatori potrebbe essere solo la punta di un iceberg…


Ne scrive anche il South China Morning Post:


«L’indagine aperta su Zhang Yujun potrebbe essere interpretata come il preludio a una regolamentazione ancor più stringente nel settore dei titoli così da scongiurare nuovi crolli delle borse», così parlava al quotidiano di Hong Kong un anonimo broker di Shanghai…


E staremo a vedere . Anche perché quest’ultima indagine, segue una serie di arresti che c’erano stati in Cina nelle scorse settimane – sempre per reati di natura finanziaria – e che avevano coinvolto un altro funzionario della CSRC, alcuni dipendenti della principale società cinese specializzata nella vendita di titoli e poi un giornalista della rivista economica Caijing: accusato di aver diffuso informazioni false che – scriveva Xinhua – «hanno provocato panico e disordini sui mercati finanziari…»


Ma noi ci avviamo rapidamente alla conclusione con le ultime segnalazioni finali che questa settimana non possiamo che dedicare all’imminente viaggio americano del Presidente Xi Jinping.


Il Huanqiu Shibao sceglie di approfondire – sentendo esperti su entrambe le sponde del Pacifico – i molti temi che saranno sul tavolo dei colloqui bilaterali: dalla sicurezza informatica al Mar Cinese Meridionale, dal futuro delle relazioni sino-americane fino alle grandi questioni internazionali. Ed è questa sicuramente una pagina che vale la pena leggere…


Altra questione che sicuramente dominerà la prima vista di Stato di Xi Jinping negli Stati Uniti sarà il trattato bilaterale sugli investimenti. Ne scrive il portale YiCai.com


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